Continuano anche nel 2012 le iniziative in memoria di uno dei grandi protagonisti dell’architettura del Novecento, il pistoiese Giovanni Michelucci (Pistoia 1891- Fiesole 1990), che l’Assessorato alla cultura della Provincia di Pistoia coordina in un progetto d’area, con la partecipazione di Regione Toscana, Comune di Pistoia, Centro di Documentazione Giovanni Michelucci, Comune di Monsummano Terme, Comune di Montale, Comune di Quarrata, Fondazione Nazionale Carlo Collodi e Fondazione Jorio Vivarelli (che ha svolto anche il ruolo di coordinamento amministrativo).

In quest’ambito si colloca La montagna e l’architetto – Mostra di fotografie, disegni, progetti, storie di Giovanni Michelucci sulla montagna pistoiese, a cura di Andrea Aleardi, Jacopo Ammendola, Corrado Marcetti, Maria Teresa Tosi e con la collaborazione di Massimo Colombo e Nadia Musumeci. Allestita a Palazzo Achilli a Gavinana già dal 30 giugno, la mostra è stata prorogata fino al 31 agosto, con orario 10-12/16-19 tutti i giorni, ad eccezione del lunedì. Si tratta appunto di fotografie, disegni, progetti del maestro sulla montagna pistoiese, che costituiscono una parte poco nota del suo lavoro creativo e ‒ per ciò che riguarda gli scatti fotografici ‒ quasi tutta inedita.

La montagna pistoiese è stata una presenza importante nella vita e nel lavoro creativo di Giovanni Michelucci, una sorta di rifugio spirituale, luogo di meditazione e fonte inesauribile d’ispirazione. Abetone, Faidello, Cutigliano, Pian di Novello, Pian degli Ontani, Prà di Chiavello, Poggetto, Pianosinatico, Lizzano, Il Melo, Maresca, e altre località ancora, il cui nome compare a margine di tanti disegni autografi, furono luoghi di frequentazione consueta dell’architetto, sin da giovane. Le fotografie scattate durante le escursioni ci dicono quanto questo territorio fosse per lui ricco di elementi di osservazione della natura e di riferimenti culturali, finemente filtrati attraverso la sua capacità interpretativa, altamente sensibile e creativa; le lettere, le pagine di diario, gli appunti sui block-notes raccontano ulteriormente l’intensità del rapporto con questi luoghi e con il loro accogliente ambiente umano, in cui accoglieva amici e collaboratori.

Nei soggiorni sulla montagna pistoiese Michelucci continuava a lavorare ai progetti in cui era impegnato, traendo dall’ambiente sollecitazioni e suggerimenti. I progetti riguardanti nello specifico località dell’Appennino tosco-emiliano furono pochi, nati più da un rapporto di amicizia con le persone che li avevano richiesti e da un atto d’amore nei confronti dei posti a lui cari, più che dal perseguimento di ambizioni professionali; pochi di essi, tra l’altro, si tradussero in concrete realizzazioni.