Novembre 19, 2019 Letizia Picone 0
Storia L’idea di costruire un impianto a fune tra Montecatini e Montecatini Alto fu di un ingegnere genovese, Alessandro Ferretti,
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Novembre 19, 2019 Letizia Picone 0
Storia L’idea di costruire un impianto a fune tra Montecatini e Montecatini Alto fu di un ingegnere genovese, Alessandro Ferretti,
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In angolo fra via Abbi Pazienza e via Bozzi, al piano sotto la Biblioteca Fabroniana, si trova la chiesa dedicata ai Santi Prospero e Filippo, un esempio di architettura barocca della città di Pistoia.
Fondata nel XII secolo, intitolata a San Prospero ed officiata da monaci benedettini, mantenne la sua struttura originaria fino al 1500, periodo in cui uno storico locale informa che l’edificio era diventato “una stanza da fieno”” quindi molto rovinata. Nel 1565 passò ai padri del Chiodo e nel 1610 venne affidata all’ordine di San Filippo Neri e nell’occasione il titolo di San Filippo venne aggiunto a quello di San Prospero. Nel 1622 su disegno del pistoiese Leonardo Marcacci, con il supporto economico della famiglia Rospigliosi, ebbe inizio un restauro totale della Chiesa.
Il lavoro sostanziale del profondo restauro fu opera di Giovanni Foggini, fiorentino, che nel 1720 definì l’aspetto e lo stile di tutto l’edificio. Negli stessi anni il cardinal Fabroni donò la sua collezione di libri alla curia pistoiese con la condizione che fosse collocata in una biblioteca aperta al pubblico, e a tal fine fece restaurare il vasto ambiente sopra la chiesa di San Prospero e Filippo e vi fece aggiungere uno scalone di accesso laterale.
La Chiesa di San Prospero e Filippo di Pistoia è caratterizzata da una facciata divisa in due parti da un alto cornicione a forte aggetto. Alla base un alto zoccolo percorre tutto l’edificio e, sul fianco ovest, in via Bozzi, c’è un grande timpano triangolare. Sulla stessa parete si notano due frammenti dell’antico edificio: un “occhio” ripreso a conci bianco-neri e un motivo a ruota, con un fragile intaglio di foglie minute, analogo alle decorazioni romaniche sparse in vari altari della città.
L’interno della Chiesa di San Prospero e Filippo, a navata unica, è in stile tardo-barocco con pesanti altari e colonne massicce. Volta e pareti sono interamente coperte da decorazioni pittoriche (tele ed affreschi) e plastiche (marmi e stucchi formano balconi, transenne, colonne che si alternano a mensole, timpani, e lesene). In basso, fra gli altari si susseguono porte e confessionali lignei con ricchi intagli.
Meritano una particolare citazione gli affreschi della cupola, di Gian Domenico Ferretti e tele di notevole pregio, fra le quali la Flagellazione di Giovanni Lanfranco.
| Giorno | Orario |
|---|---|
| Martedì | 9.00-12.00 |
| Giovedì | 9.00-12.00 |

Il ristorante Beviamoci su si trova in piazza Spirito Santo a Pistoia, in centro storico, a pochi passi da Piazza del Duomo. Piazza Spirito Santo è leggermente defilata dalla via principale, e quindi maggiormente priva di rumori molesti e persone chiassose, una location ideale per coloro che vuoleno godere un pranzo, o una cena in tranquillità. L’ambiente del ristorante risulta immediatamente piacevole e accogliente ed offre coperti sia all’interno che all’esterno del locale.
Al ristorante Beviamoci su potrete scegliere se fare un aperitivo a buffet (solo in alcuni giorni della settimana) oppure con menu alla carta e servizio direttamente al tavolo, sia a pranzo che a cena. Qualunque sia la vostra scelta sarà comunque positiva grazie alla qualità del cibo offerto e dalla grande scelta di vini e cocktail. Il locale è inoltre aperto anche la mattina e serve colazioni, sia dolci che salate.
Il consiglio è quello di scegliere i piatti del giorno, dato che quest’ultimi, oltre ad essere di una notevole qualità, utilizzano ingredienti freschi e di certificata provenienza.
Il ristorante Beviamoci su si può definire un piccolo angolo di riposo (www.facebook.com/beviamocisu.pistoia/). Una nota particolare anche ai gustosissimi aperitivi, sempre accompagnati da un ricco e sempre rifornito buffet. Il locale dispone sia di posti interni che all’aperto; se decidete di prenotare all’interno potrete assaporare le prelibatezze del ristorante/enoteca in un ambiente curato ed accogliente, da poco ristrutturato; se preferite stare all’aperto, potrete rilassarvi e cenare o pranzare direttamente sulla piazza Spirito Santo ristrutturata nel 2018, luogo tranquillo ed appartato, a pochi passi dal Duomo.
Vengono serviti piatti di alta qualità, sia di carne che di pesce; ottima anche la scelta dei vini e buona quella delle birre. Il ristorante Beviamoci su è aperto dal lunedì al sabato dalle 7 alle 24 e la domenica dalle 18 in poi per l’abbondante e gustoso aperitivo.
Indirizzo: Piazza Spirito Santo 3, 51100 Pistoia, Italia
Numero di telefono: 0573-364665
Immagini prese da; TripAdvisor.it
| Lunedì | 07:00 – 23:00 |
|---|---|
| Martedì | 07:00 – 23:00 |
| Mercoledì | 07:00 – 23:00 |
| Giovedì | 07:00 – 23:00 |
| Venerdì | 07:00 – 00:00 |
| Sabato | 07:00 – 00:00 |
| Domenica | 18:00 – 23:00 |







Foto: La Nazione
I necci sono un piatto tipico della Montagna Pistoiese e delle zone limitrofe.
Si tratta di una ricetta molto povera che prevede l’uso di ingredienti semplici e di stagione. Un tempo quando la farina di castagne era veramente buona e saporita i necci venivano fatti semplicemente mescolando la farina di castagne con acqua ed appena un pizzico di sale per poi accompagnarli con ricotta, nutella (meno tradizionale) o salumi toscani.
Nella tradizione i necci venivano cotti nei testi, delle pale di ferro con un lungo manico che venivano unte leggermente, scaldate sul fuoco e accoppiate per far cuocere il neccio.
Ingredienti per 16 necci di circa 20 cm di diametro. Difficoltà: facile.
Tempo di preparazione: 10 minuti.
La farcitura può essere di vario tipo: salumi, ricotta o nutella (quest’ultima non risale alla tradizione).
Se volete passare una serata all’insegna del gusto e della tranquillità, vi consigliamo vivamente di fermarvi in Viale Italia 36 alla Pizzeria Stuzzicheria Santa Lucia.
Ad accogliervi ci sarà personale gentile e qualificato che saprà consigliarvi gustose pizze e tanto altro. Qui potrete gustare piatti raffinati preparati con ingredienti genuini. Questo è uno dei pochi locali pistoiesi che offre alla propria clientela la scelta tra una pizza alta che segue la tradizione napoletana e una più sottile e croccante tipicamente toscana.
Il mio consiglio è quello di prenotare il vostro tavolo perchè i posti disponibili nel locale non sono molti rispetto alle richieste.
Inoltre, per venire incontro ai numerosi clienti, la Pizzeria Stuzzicheria Santa Lucia offre anche il servizio da asporto.
Entrando nel locale, vi troverete davanti al bancone dietro il quale possiamo ammirare come le pizze prendono vita all’interno del tradizionale forno a legna. Sarete ospiti di un ambiente moderno,elegante e raffinato, dotato di una saletta interna alla quale è possibile accedere su richiesta per godere di maggior tranquillità.
Indirizzo: Viale Italia 36 – 51100 Pistoia (PT)
Tel. 0573 22785
Tel. 329 366 8757
Tel. 333 228 7484
Email: [email protected]
| Giorno | Cena |
|---|---|
| Lunedì | Chiuso |
| Martedì | 19.00-00.00 |
| Mercoledì | 19.00-00.00 |
| Giovedì | 19.00-00.00 |
| Venerdì | 19.00-00.00 |
| Sabato | 19.00-00.00 |
| Domenica | 19.00-00.00 |
La chiesa di San Pier Maggiore, il chiostro ed il convento ad esso adiacente formano un complesso dell’ordine benedettino risalente all’VIII secolo. L’edificio fu fondato in epoca longobarda (748 d.C.), perciò la chiesa di S. Pier Maggiore è una delle più antiche di Pistoia; fu ampliata nel 1086 e nel 1124, assunse le forme attuali nel 1263.
Nel 700, a seguito delle soppressioni napoleoniche e della riforma di Gran duca Leopoldo, vennero sconsacrate molte chiese romaniche pistoiesi: la chiesa di San Pier Maggiore di Pistoia fu una di queste. Attualmente tutto il complesso è sede del liceo artistico “Petrocchi” e non è accessibile ai visitatori; rappresenta uno dei casi più affascinanti di architettura barocca di questa parte della Toscana.
La facciata della chiesa non è stata completata, solo la metà inferiore è stata decorata nella seconda metà del XIII secolo ed è l’ultima testimonianza della stagione del policromismo pistoiese. Il prospetto della chiesa conserva l’ aspetto romanico, presenta una decorazione dicroma con marmo verde e bianco come la vicina San Bartolomeo in Pantano.
Sulla facciata si aprono tre portali e sull’architrave di quello centrale si trovano delle sculture che raffigurano Gesù il quale porge le chiavi a san Pietro, circondato dalla Vergine e dagli apostoli. Le parti scolpite sono molto vicine alla maniera dell’officina dei Guidi, artisti presenti a Pistoia intorno alla metà del Duecento.
Nel chiostro è presente un pozzo. In passato i monaci e le suore ne usufruivano per prelevare l’acqua evitando viaggi lunghi in altri luoghi della città. Nel giardino, presente nel complesso, le suore seppellivano le salme delle consorelle morte.
All’interno della chiesa, in alto sopra la navata centrale, si trova ancora intatto l’organo della famiglia Tronci, raggiungibile tramite due scale a chiocciola; dopo di esso se ne diffusero molti a Pistoia. Non è più presente l’altare e ci sono pochi dipinti rimasti nell’abside e una finestra che è stata murata. Nella sacrestia, che adesso è stata adibita ad aule del liceo, sono presenti altri dipinti e un cartello che in passato era esposto all’esterno della chiesa. In alto sulle pareti laterali si trovano delle grate dietro le quali le suore di clausura assistevano alla messa senza essere viste.
Fino all’epoca napoleonica non esistevano i cimiteri perciò nella chiesa sono presenti alcune tombe. I corpi di persone comuni venivano collocati in botole, mentre per i personaggi più importanti veniva allestito una sorta di altarino o veniva messa una lapide, e al di sopra veniva posto lo stemma della famiglia di appartenenza.
Indirizzo: Piazzetta S. Pietro, 51100 Pistoia PT Provincia: Provincia di Pistoia
Telefono: 0573 3711
Nel corso di viaggio di Dante attraverso l’inferno, più precisamente nella settima bolgia (quella dei ladri), il sommo poeta chiama in causa un peccatore particolare, a noi pistoiesi particolarmente vicino in quanto nostro compaesano, responsabile della dura invettiva che viene lanciata su Pistoia e su i suoi abitanti.
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(Inf. XXV, vv. 10-13)
Chi è costui che arreca a Pistoia l’infamia di uno dei più grandi poeti della nostra letteratura?
« “Io piovvi di Toscana,
poco tempo è, in questa gola fiera
Vita bestial mi piacque e non umana,
sì come a mul ch’i’ fui; son Vanni Fucci
bestia, e Pistoia mi fu degna tana”. »
(Inf. XXIV, vv. 122-126)
Vanni Fucci fu un uomo d’indole violenta e rissosa (un “mulo”, come lo chiama Dante) figlio di Fuccio dé Lazzari e discendente di una nobile famiglia del territorio pistoiese. Questo personaggio fa parte dell’identità di Pistoia e ne alimenta una fama tenacemente malevola. L’episodio di cui si rese protagonista insieme a due suoi compagni, che gli ha meritato un posto tra i peccatori infernali, si colloca in quel momento storico in cui tramontava il “secolo d’oro” del comune di Pistoia e si delineavano i contrasti politici, esterni ed interni, che l’avrebbero portata alla rovina.
Il clamoroso furto avvenne, secondo la più credibile ricostruzione, nel 1293, forse nel periodo del carnevale, il che accrediterebbe l’ipotesi secondo la quale l’idea criminosa sarebbe nata da una “bisboccia” (una riunione di amici in cui si mangia e si beve in allegria) notturna e magari sotto l’influenza del vino. Potremmo chiamarlo “il furto dei tre Vanni” perché tre furono i responsabili, tutti con lo stesso nome: Vanni Fucci, Vanni della Monna e Vanni Mironne.
si potrebbe chiedere .
La risposta è semplice: perché Dante nel suo Inferno rammenta lui solo, probabilmente consapevole di alcuni suoi precedenti altrettanto negativi e soprattutto perché suo avversario politico.
Guelfo nero, partecipò alle lotte interne alla sua città, compiendo razzie e ripetuti saccheggi e nel 1292 fu al servizio di Firenze nella battaglia contro Pisa, occasione nella quale forse Dante lo conobbe.
Quanto al furto, questo rimane ancora oggi in parte celato nel mistero a causa dell’archivio che ne conserva i dettagli.
La cronaca dell’accaduto è tratta da un testo trecentesco inserito in un codice che contiene preghiere e racconti di miracoli attribuiti alla Madonna delle Porrine, cioè alla Vergine, un tempo ritratta sul lato esterno della cattedrale (quello che a nord dà su Piazza del Duomo) cui era stato assegnato il merito di aver fatto cessare una pestilenza che comportava la comparsa sul corpo di orrendi bubboni chiamati appunto “porrine”.
In un documento a lei dedicato, con le narrazioni dei suoi miracoli, si trova un breve resoconto di un cittadino, Rampino di Ranuccio Foresi, implicato nelle indagini del furto sacrilego di Vanni Fucci. Il pover’uomo, innocente, fu catturato dalle autorità, brutalmente torturato (sotto le percosse confessò tutto quello che gli inquirenti volevano) e condannato a morte infamante: sarebbe stato trascinato, legato alla coda di un mulo, fino alla forca e qui impiccato.
Tuttavia, poco prima dell’esecuzione, il povero capro espiatorio Rampino, raccomandatosi alla Madonna delle Porrine ebbe la grazia. Uno dei veri colpevoli, Vanni della Monna, venne scoperto, arrestato e costretto a confessare il nome del principale responsabile (Vanni Fucci) e dell’altro complice. Il fatto rimase così sepolto negli archivi, registrato come evento miracoloso, e lo sarebbe rimasto per sempre se Dante non lo avesse preso a prototipo di gesto infamante per raffigurare il destino infernale dei ladri, fornendoci tuttavia solo una versione superficiale della vicenda.
Il furto, come si è pensato, ebbe forse finalità più politiche che venali. Nella sacrestia di San Iacopo (“d’i belli arredi”) insieme al tesoro del santo erano conservati i libri comunali contenenti dati dei bandi, delle condanne, registri dei diritti e dei privilegi e gli elenchi delle cariche pubbliche. Logico pensare come un uomo disonesto come Vanni, acceso fautore della fazione sconfitta della città, potesse aver voluto avere fra le mani quei libri, magari per alterare o distruggere qualche documento, oppure per fare dispetto alla parte avversa, da tempo al comando di Pistoia.
In seguito al furto, Vanni Fucci si rifugiò in territorio fiorentino dove scrisse una lettera (secondo alcune versioni) per informare Ranuccio Foresi, padre di Rampino, dell’innocenza del figlio e offrirsi, se contattato e in cambio di compenso, di insegnarli come vivere: “insegnerebbeli campare il figliuolo”. Rimasto impunito durante la sua vita terrena, Vanni Fucci viene destinato ad una punizione eterna da Dante che lo colloca nella bolgia dei ladri, assaltato dai serpenti (simbolo del furto e del peccato) e incenerito ripetutamente.
Nonostante le punizioni, Vanni continua a professare il suo peccato, bestemmiando ed inveendo contro i suoi avversari, presentando spregiudicatamente l’indole cattiva che da sempre gli viene riconosciuta.
Gavinana è un borgo medievale che si trova nel comune di San Marcello pistoiese, conta più di 750 abitanti ed è situato a 820 metri sul livello del mare sul monte Crocicchio.
Oggi Gavinana è una meta turistica e di villeggiatura estiva.
Del borgo antico è rimasta la piazza dedicata a Francesco Ferrucci con la sua statua equestre, posta al centro della piazza nel 1920 a ricordare la battaglia avvenuta il 3 agosto del 1530, che vide contrapposte le forze della Repubblica fiorentina, guidate dal comandante Ferrucci, contro quelle del Sacro Romano impero e dell’Impero spagnolo, guidate da Filiberto di Chalons.
Entrambi i comandanti perirono nella battaglia.
Di rilievo anche l’antica pieve di Santa Maria Assunta del XI secolo, che venne ampliata nel XIII secolo. All’esterno ha ancora le strutture romaniche, la facciata a capanna è preceduta da un portico che sporge ed è costituito da un pronao di tre campate con volta a crociera sorretto da quattro colonne corinzie; mentre all’interno possiamo trovare un grande organo a canne costruito nel 1776 da Pietro Agati e altre opere risalenti al XV secolo come: l’acquasantiera in marmo e sulla parete la Madonna del Rosario (1638 di Domenico Pugliani), nel presbiterio si trova un altare ligneo con l’Assunzione della Vergine (1615) e due grandi pale in terracotta policroma invetrata attribuite a Benedetto Buglioni.
Altri luoghi d’interesse sono la sede del museo del Ferrucci con le armi e i vari documenti sulla sua storia; il punto informativo dell’Ecomuseo della montagna pistoiese e il Museo Naturalistico e Archeologico dell’Appennino Pistoiese, entrambi al Palazzo Achilli. Nei pressi di Gavinana si trova anche l’osservatorio astronomico di Pian dei Termini.
A Gavinana vengono svolte varie feste e manifestazioni come la Festa Ferrucciana, il palio degli anelli che viene conteso fra le quattro contrade in cui è diviso il paese (Aiale, Apiciana, Castello e Pievana) per la conquista del drappo dipinto da artisti locali, il mercatino dei ricordi e delle pietre dure, la festa della castagna ad Ottobre e la festa dell’aria a metà Luglio.
Collegamenti: Gavinana è raggiungibile in auto o con il pullman dalla strada statale 66 Pistoiese.
Curiosità: Gavinana è citata nel film Amici miei di Mario Monicelli del 1975.
Fonte immagini: www.wikipedia.org
Facciata Santuario Madonna delle Grazie Valdibrana
Il santuario dedicato alla Madonna delle Grazie situato a Valdibrana sorse nella metà del XVII secolo nel luogo dove, già in precedenza, si trovava un piccolo oratorio.
Già a partire dal XIV veniva conservata in tale oratorio una pietra dove la Madonna poggiò il piede in un’apparizione miracolosa.
La miracolosa apparizione della Madonna avvenne quindici anni dopo la peste del 1348. La figlia di Biancho de Lippi, Maria, aveva il compito di badare alle pecore del padre. Un giorno ne perse una e rimase fuori a cercarla fino a sera. Fatto ormai buio, si fermò in un prato e si addormentò. Nel corso della notte fu svegliata da una “Veneranda Donna”, la quale le disse di essere la Madre di Dio. La donna rese a Maria la pecora smarrita e le disse di tornare a casa e di mostrare al padre il luogo sotto i pruni nel quale si trovava. Maria tornò a casa ma non disse niente a suo padre. La notte successiva la Madonna apparve in sogno a Biancho e, come aveva fatto con la figlia, gli disse di andare a recuperarla sotto i pruni insieme al curato.
Il curato, Biancho e sua figlia andarono a tagliare i pruni e scoprirono il Tabernacolo dove era dipinta l’immagine di Maria Santissima. Mentre essi lavoravano per tirare fuori il Tabernacolo dalla terra, passò di lì un cieco. Davanti all’immagine sacra si prostrò e pregò Maria Santissima di rendergli la vista. L’uomo ottenne la grazia e, dopo aver riacquistato la vista, se ne andò consolato.
Tali informazioni sono state riprese da un manoscritto conservato nella biblioteca Forteguerriana datato 1795 di Francesco Petrucci. Il manoscritto inizia con le parole “S. Luca Evangelista dipinse molte sacre immagini di Maria le quali furono portate in molti luoghi del mondo” e per qualche secolo si è creduto che l’immagine della Madonna scoperta da Biancho de Lippi e sua figlia fosse proprio uno dei ritratti di S. Luca Evangelista. Nel 1650 un più attento esame ha individuato l’iscrizione “Valerio Virgilio Ciappini dipinse l’immagine il 22 luglio 1263”, il dipinto oggi è conservato nel Santuario della Madonna delle Grazie.
Il piccolo oratorio nacque non tanto dalla volontà di onorare l’immagine miracolosa, quanto dal bisogno di ripararsi per poter pregare. Le famiglie Petrucci Bargellini e Civinini fecero costruire, a loro spese, una piccola cappella.
All’inizio del Novecento venne costruita la chiesa che possiamo vedere oggi. Nel ’37 il campanile venne sostituito con uno nuovo finanziato dal popolo e nel ’44 venne posizionato l’altare di marmo, opera dell’ing. Torello Niccolai. La facciata è caratterizzata da un loggiato che poggia su delle colonne. Sotto tale loggiato si trova la porta principale con un bussolone fissato al muro. Sul lato destro è situata una porta di legno con ai lati due finestre con feriate di ferro. Entrando troviamo due pile di marmo per l’acqua santa. A destra troviamo un pulpito di legno rosso ed al centro del presbiterio è situato l’altare. Fissato al muro, dietro ad un cristallo, è dipinta la miracolosa Immagine di Maria SS con il bambino Gesù in braccio.
| Indirizzo | Via di Valdibrana – 51033 Capostrada (Pt) |
|---|---|
| Telefono | 0573 48729 |
| Orari | Feriale: ore 18.00 Sabato: ore 17.00 Festivi: ore 10.00-16.30 (Estate: ore 18.00) |
Novembre 19, 2019 Letizia Picone 0
Storia L’idea di costruire un impianto a fune tra Montecatini e Montecatini Alto fu di un ingegnere genovese, Alessandro Ferretti,
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